PREGIUDIZI DA SFATARE

 

 

images-2

Per cominciare, è ora di abbandonare la falsa credenza, diventata prassi accettata,

che si inizia a cercare lavoro al termine del percorso di studi, magari dopo

una laurea, un master o un dottorato, e dopo tanti «lavoretti», occasionali e casuali.

Il messaggio che invece deve essere chiaro fin da subito è un altro: non è mai

troppo presto per chiarire a sé stessi i propri obiettivi e per realizzare strategie,

esperienze e percorsi di formazione.

Bisogna dunque cominciare a «cercare lavoro» a 15 anni per prepararsi a

trovare quello giusto. Pensi che esageriamo?

Innanzitutto, in Italia i ragazzi non più inseriti in un percorso scolastico-formativo,

ma neppure impegnati in un’attività lavorativa, sono più di 2 milioni, il 22% tra i 15-

29enni, mentre la disoccupazione giovanile ha toccato il 45%.

images-9

Questi dati, forse un po’ aridi, confermano quanto sia importante predisporsi per

tempo ad affrontare la vita reale e il mercato del lavoro, che non offre

più tutte le opportunità di inserimento di una volta. In breve, se il gioco si è fatto più

duro, meglio farsi trovare pronti!

Perché proprio a 15 anni? Per tante ragioni, ma soprattutto perché c’è ancora

molto da dedicare alla scoperta delle decine di professioni che si possono svolgere;

c’è ancora molto da analizzare, scartare o approfondire, fino a selezionarne alcune

che ti entusiasmano davvero. Inoltre, iniziare a pianificare precocemente ti consente

di «giocare» d’anticipo, per esempio seguendo corsi per approfondire particolari

materie o per sviluppare determinate competenze, oppure per trovare

la professione più ricercata dalle imprese. Ecco i pregiudizi più diffusi:

«Se non serve a trovare lavoro, non studio».

images-10

Non è vero. Certo, la crisi c’è e non possiamo prevedere quando ne usciremo completamente.

Ciononostante, tutti gli studi dimostrano che l’indice di disoccupazione è più

elevato tra i giovani con bassa scolarità. Inoltre, un livello di studi alto è sempre legato

a una prospettiva di carriera migliore e a retribuzioni più elevate.

«Una scuola vale l’altra, dipende da quali insegnanti trovi».

A scuola il ruolo degli insegnanti è certamente decisivo. Ma chi impara e mette a

frutto l’insegnamento è sempre lo studente. È bene dunque conoscere in dettaglio

l’offerta formativa delle scuole: le materie più importanti, le attività integrative. È sempre

meglio scegliere una scuola che corrisponde ai propri interessi.

«A 14 anni sei troppo giovane per sapere quale scelta fare».

images-11

Solo il 5% dei ragazzi ha effettivamente un’unica passione e idee chiarissime su cosa

fare da grande. Però l’attuale sistema scolastico facilita il passaggio tra una scuola

e l’altra (le famose «passerelle») e permette di non dover ricominciare da zero, se si

cambia idea.

«Devi scegliere da solo. Nessuno ti può consigliare».

Non è vero. I genitori possono aiutare a capire verso cosa un ragazzo è portato, se

non danno troppo peso ai propri sogni. E gli insegnanti sono sempre più consapevoli

del loro compito di orientamento, della loro funzione di scoprire talenti, sostenere

passioni e instillare motivazioni.

«Se non vuoi studiare troppo, frequenta una scuola

professionale ».

Nessun lavoro è solo manuale. Nessun mestiere è solo ripetitivo. In tutti, bisogna

metterci testa e sappiamo bene che in ogni professione si può essere bravi o meno.

Non confondere lo studiare con lo stare seduti con un libro in mano. Bisogna sempre

usare la testa, capire le situazioni, conoscere cose nuove, leggere o imparare da chi

la sa più lunga di noi.

«Voglio fare il cuoco, chi non assumerebbe un masterchef?».

Non bisogna confondere il prestigio sociale, o la moda del momento, con la reale

opportunità di fare un lavoro che garantisca benessere economico, buone e concrete

opportunità di lavoro e soddisfazione personale, perché si sono messe a frutto le

proprie passioni e attitudini.

La tua decisione deve tener conto solo delle tue potenzialità, dei tuoi interessi e delle

effettive possibilità di impiego offerte dal mercato del lavoro.